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02.07.2017

Di Eremi e di Eremiti

eremo-di-poggio-conteCi sono città che appartengono agli uomini,  dove si curano affari terreni, e città di Dio (o di Dei), invisibili agli occhi, a cui  gente dalla forte tempra spirituale ha dedicato l’intera sua vita. Durante il Medioevo gran parte del centro Italia, dai Monti della Sibilla fino in Sabina, passando per  Umbria e Toscana  si riveste di un profondo misticismo. Molti uomini abbandonano  una vita sociale fatta di beni materiali, rifugiando nell’ascetismo e nella rinuncia di se stessi. Nei cosiddetti “secoli oscuri” vi è l’usanza, da parte di sapienti, asceti e monaci cavalieri di stanziarsi in luoghi dalla forte carica energetica, riadattando spesso sepolcri e templi etruschi (o a essi precedenti) per riscoprire i ritmi della natura e ricongiungersi con la divinità. Luoghi ammantati di un forte animismo che  sposa un cristianesimo arcaico, tellurico, “pagano”. La media valle  del Fiora ha custodito per secoli le anime di tanti eremiti, rifugiati in edifici rupestri scavati nel tufo, intorno a Pitigliano, Sorano e Ischia di Castro. Nel  territorio di quest’ultimo sorge l’eremo  di Poggio Conte, forse uno dei più singolari esempi di insediamento monastico al mondo. La sua forma attuale, ricavata da un sito di culto più antico e la meraviglia degli elementi naturali che lo circondano, infondono in chiunque lo visiti un profondo senso di pace.  Si tratta di una chiesetta rupestre di rara bellezza, incastonata su una parete tufacea che domina un anfiteatro naturale, dove il fosso Ermini forma una cascata che si infrange su un grande masso piramidale. Davanti a un simile spettacolo è facile comprendere  la scelta dei monaci di vivere in  così dignitosa solitudine, fatta di preghiera e lavoro. L’interno della chiesa è scolpito con grande maestria e affrescato  con  motivi geometrici e floreali spesso inusuali per i canoni gotico cistercensi. Gli affreschi dei dodici apostoli vennero trafugati, solo sei furono ritrovati e attualmente dimorano nel museo Archeologico di Ischia di Castro. Non lontano da Poggio Conte, dove il fiume Olpeta si riversa nel Fiora, sorge il romitorio di Ripatonna Cicognina, insediamento arroccato su una parete di tufo a venti metri di altezza. E’ composto da molteplici ambienti adibiti al culto e al soggiorno dei monaci, alloggi servizi, dispense. Forse dedicato a San Colombano, patrono dell’ordine templare, mostra croci stilizzate, simboli sacri e una notevole complessità architettonica, che conferma l’importanza del sito, di cui purtroppo non si conserva cronaca alcuna. Molti altri eremi sorgevano nei dintorni, uno in particolare, nei pressi del fosso Paternale e della grande grotta di Sette Cannelle conta numerosi ambienti rupestri dislocati.

Di alcuni romitori si ha solo qualche cenno, come  quello di San Sebastiano a Sovana o di Fratenuti a Pitigliano, mentre di altri non sapremo mai nulla. Storici religiosi ed eruditi parlano con facilità di  medievali secoli bui. Ciò deriva da una forte ed ostinata volontà, da parte del cristianesimo temporale, di cancellare le tracce di una lunga epoca di profonda spiritualità, che conservava inscindibili legami con il “mondo antico”. Tutto questo ha  gettato un alone di falsità sul cammino dell’uomo, e se non si conosce la propria storia, non si può andare avanti.

Luca Federici

*I testi sono soggetti a copyright per l’utilizzo totale o parziale contattare zeroraro84@yahoo.it

Come arrivare dall’Aia del Tufo. Raggiungere Sorano e poi Pitigliano: direzione Farnese, (dopo 10 km circa svoltare per Manciano fino al ponte S. Pietro, girare a sinistra seguendo le indicazioni per l’eremo di Poggio Conte.

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